Siamo nell’era della musica digitale, non è un mistero per nessuno ormai.

Ma il grande mistero è un altro?

Perché gli artisti non sono pagati abbastanza da piattaforme che registrano milioni e milioni di euro di incassi e si stanno prendendo tutto il mercato della musica?

Il Digital, Culture, Media and Sport Committee del governo inglese ha portato avanti negli ultimi mesi un’interessantissima inchiesta. Vediamo insieme i risultati e soprattutto le richieste avanzate dal comitato. Siamo di fronte a degli anni fondamentali per la regolamentazione della musica digitale.

Se questo non accadesse il rischio sarebbe quello del dominio incontrastato delle piattaforme di streaming, sempre più sole al comando e in grado di decidere che musica ascoltiamo, e quanto pagare gli artisti che creano la tua musica digitale preferita.

Perché lo streaming di musica digitale, com’è oggi, non va bene

Il problema enorme dei guadagni dello streaming musicale è duplice. Da un lato non si guadagna abbastanza con Spotify, Tidal e altre piattaforme.

Dall’altro, come emerge dall’inchiesta del comitato inglese, molti artisti che hanno scelto di pubblicare la propria musica con una label (una casa discografica, anche se ormai di discografico c’è ben poco) vedono i propri guadagni “mangiati” proprio dalla label.

Questo perché spesso le case discografiche applicano lo stesso modello di una volta, quello legato alle vendite di CD. Peccato che ora sia tutto cambiato e se un tempo l’onere di creare e distrubuire i CD era un’operazione piuttosto costosa, oggi il prezzo di caricare musica digitale su Spotify o altre piattaforme è inesistente. Quindi perché gli introiti continuano a essere suddivisi secondo un modello antiquato?

Se qualcosa non cambierà vedremo sempre più artisti decidere di organizzarsi per i fatti propri, mentre le case discografiche si troveranno a combattere con Spotify, che in pratica sta smantellando, pezzo dopo pezzo, l’esigenza stessa per un artista di rivolgersi a una casa discografica, anche perché ormai c’è perfino un marketplace per la produzione musicale.

Il problema?

Se non interverrano le istituzioni, gli artisti si troveranno da soli in una lotta impari contro i giganti della musica digitale come Spotify e Apple Music.

Clash of the titans

Se da un lato le grandi piattaforme di streaming di musica digitale stanno concentrando sempre più potere nelle proprie mani, dall’altro lato sta accadendo lo stesso con le grandi major della distribuzione musicale.

Come emerso dall’inchiesta, il 75% del mercato è in mano a tre giganti:

  • Universal
  • Sony
  • Warner

Fine. Tre compagnie controllano il 75% della registrazione e distribuzione musicale nel Regno Unito (ma anche nel resto del mondo le cose non cambiano molto).

musica digitale

Diritti d’autore, ancora loro

Qualche settimana fa vi abbiamo parlato degli NFT musicali, un modo  interessante per un artista per sbarazzarsi di qualsiasi terza parte e soprattutto per essere davvero proprietario della propria musica e dei propri diritti d’autore.

Ad oggi, il problema coi diritti d’autore è che molte piattaforme, come Youtube, hanno una policy piuttosto lasca sulla violazione dei diritti d’autore, permettendo a moltissimi canali di mettere musica che un qualsiasi utente può ascoltare gratuitamente. Se il video dovesse venir segnalato con motivazioni valide, allora Youtube lo “muterebbe”, per poi chiedere al creatore del video di pagare i diritti d’autore.

Ma tutto questo avviene solo dopo il caricamento della canzone.

In questo a Spotify sono più corretti, perché la piattaforma svedese chiede ai propri autori se hanno il diritto di pubblicare la musica che mettono sulla piattaforma prima che un qualsiasi utente possa usufruirne.

Detto questo, è proprio grazie alle piattaforme di streaming che il rischio della pirateria musicale è praticamente nullo. Visto che il modello all-you-can-listen delle piattaforme è talmente vantaggioso che sono pochi quelli che hanno ancora bisogno di scaricare illegalmente musica digitale, dato che ormai quasi nessuno usa più un music player o ha una pendrive con gli MP3.

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La musica digitale oggi e domani, come risolvere il problema della disparità nei guadagni

Le piattaforme di streaming stanno canibalizzando il mercato della musica digitale. Il COVID ha dato un’ulteriore mazzata alle vendite di musica “fisica”, cd ecc. (nonostante una buona resistenza dimostrata dai vinili).

Negli ultimi anni, per la prima volta, le vendite della musica digitale online hanno superato gli introiti della musica dal vivo (grazia al ca dirai), dei CD e di qualsiasi altro tipo di prodotto musicale. La cosa buffa è che nonostante il grande successo, molti utenti preferiscono ancora oggi ascoltare musica gratuitamente su Youtube (sorbendosi gli ads) piuttosto che pagare Spotify Premium.

Tutto questo ovviamente ha un costo enorme per i musicisti e gli artisti che di musica ci vorrebbero campare. Prima il grosso degli introiti derivava dai concerti, dato che le vendite di CD ecc. andavano ad arricchire soprattutto le major come Warner, Universal e Sony. Ma oggi?

musica digitale guadagni

I concerti ad un certo punto riprenderanno. Ma il trend negli ascoltatori di musica è sempre più evidente, se è gratis lo ascolto e se devo pagare (eh già, che peccato dover pagare un musicista che ha speso tempo, soldi e fatica nel progetto di una vita) voglio pagare poco o niente.

Questo atteggiamento dell’utente è premiato da piattaforme come Spotify, che pur di arrivare in vetta come migliori fornitori di musica digitale, hanno adottato una politica iper-aggressiva di abbonamenti scontati, offerte e quant’altro che ha portato la cifra media guadagnata dalle piattaforme per ogni utente a 4 euri e 19 cents. Hai capito bene, 4 euri!

Quindi, la soluzione è da un lato quella di politiche regolatorie da parte delle istituzioni, che fino a oggi hanno faticato molto a star dietro alle innovazioni nel campo della musica digitale, o in generale a tutto ciò che è digitale se parliamo del nostro paese di bacucchi. Non si può lasciare carta bianca a delle piattaforme che hanno comunque il profitto come loro priorità.

Dall’altro lato è importante una sensibilizzazione e responsabilizzazione dell’utente, come sta succedendo anche in altri ambiti, come quello video e anche quello della parola scritta, dove i giornalisti oggi sono una razza in estinzione a favore di scribacchini che scrivono titoloni acchiappa-click per aumentare gli introiti pubblicitari dell’ennesimo portale di news.

Finché gli utenti penseranno che hanno il diritto di ascoltare musica gratis (unicamente gratis) allora per i musicisti i problemi continueranno. Ad oggi la piattaforma che più di tutti ha capito questo fatto molto semplice è Bandcamp, col suo modello unico che permette agli artisti e agli ascoltatori di fare network, sensibilizzando gli utenti e portandoli a voler pagare il giusto prezzo per della musica di qualità.

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Luca Oliveri

Mi chiamo Luca Oliveri, sono un Producer / Compositore.
Aiuto artisti, producer e musicisti a realizzare i propri progetti musicali, offrendo consulenze ed offrendo servizi di produzione musicale, mix e mastering audio.

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